GIAN BRUNO RAVENNI, IL NUOVO SEGRETARIO PRESENTA IL SUO PIANO DI LAVORO.

L’Assemblea comunale dello scorso 21 Dicembre ha eletto all’unanimità il nuovo segretario PD di Bagno a Ripoli, Gian Bruno Ravenni, il quale guiderà il partito fino al prossimo congresso.

Ravenni ,alla presenza del Segretario metropolitano, Fabio Incatasciato, ha presentato il suo documento programmatico, costruito in stretta collaborazione con i circoli PD di Grassina, Antella, Bagno a Ripoli e Ponte a Ema.

Riportiamo di seguito il suo intervento

 

Per capirci, il tipo di partito a cui tutti ancora pensano è il partito di massa che nasce nel Settecento e torna in auge negli ani Cinquanta. Quello fu il suo periodo d’oro: iscritti, sezioni. Bene: quel partito è morto e sepolto da decenni. Poi gli è stata praticata la respirazione artificiale . Ma in Europa nessun partito sa come organizzarsi rispetto alla nuova società, non è un problema solo italiano” (Dall’intervista a Pietro Ignazi, L’Unità, 8 novembre 2015)

Costituzione, Art. 49

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

1. Mi paiono utili queste due premesse che esplicitano, la seconda che i partiti sono lo strumento costituzionale con il quale i comuni cittadini, che non siedono il Parlamento, concorrono alla formazione delle scelte politiche nazionali, e la prima che questa funzione fondamentale non potrà più essere svolta nelle forme nelle quali veniva svolta in passato dai “partiti di massa” del secolo scorso.

L’Art. 58, peraltro, ci da anche un parametro per la verifica di efficienza-efficacia dell’azione dei partiti: la misura del concorso alla definizione delle scelte di politica, nazionale e locale, che essi sono in grado di generare. Questa misura ne definisce anche il livello di legittimazione, in questo momento particolarmente basso in quanto a fronte di una scarsa capacità nell’organizzare la partecipazione dei cittadini alla formazione delle scelte politiche delle istituzioni nazionali e locali, detengono un potere rilevante su di esse in quanto luoghi di selezione di ceto politico-istituzionale.

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E’ pertanto quanto mai opportuna la riflessione avviata dalla segreteria regionale in tema della “forma partito” secondo la quale il PD è chiamato a definirsi . Si tratta di tirare le fila di dieci anni di vita del partito, per rendere espliciti i tratti di una forza di governo che non è né post-comunista né post-democristiana e che governa il Comune, l’Area Metropolitana, la Regione e lo Stato.

Una forza alla quale chiediamo però di essere un partito che operi con “metodo democratico”, non un comitato elettorale o una sigla in franchising a gruppi di potere nelle occasioni elettorali. Le recenti vicende romane e non solo, segnalano l’urgenza di una migliore definizione di identità e di controlli nella vita interna, urgenti quando si gestisce potere.

Il fatto che si apra oggi una discussione sulla “forma partito”, significa che questa non è data, è, come si dice, un work in progress. Per noi, dunque, non si tratta di aderire ad una costruzione già fatta, ma di partecipare a definire i caratteri identitari di un soggetto politico che, a differenza di quelli passati, dovrà saper cambiare spesso per non finire rapidamente ai margini di una realtà in continuo, rapido, cambiamento.

Il partito dev’essere luogo di formazione degli iscritti, di qualunque età essi siano. Lo strumento, quindi, che da la possibilità ai giovani di crescere nelle proprie idee politiche e sociali attraverso il confronto con l’esperienza unica e irripetibile di tutti gli iscritti del partito. Ma è anche lo strumento attraverso cui possono modificare e integrare le proprie idee gli iscritti di maggiore esperienza grazie ai contributi freschi e innovativi dei giovani. È quindi il luogo che, grazie all’incontro generazionale, può far crescere e formare tutti gli iscritti indipendentemente dalla loro storia personale grazie alla diversità delle opinioni e delle singole esperienze.

2. Un partito non può esistere ed operare con “metodo democratico”, se non è capace, ai suoi diversi livelli, di elaborazione culturale e politica, se non è capace di farsi luogo di produzione culturale e di identità. Occorre pertanto sviluppare la riflessione sugli elementi costitutivi della cultura e della storia del PD, la sua elaborazione programmatica, sia a livello nazionale che locale.

Tutto ciò è importante e va fatto, ma a noi si richiede una cosa ulteriore, si richiede cioè di declinare questi elementi generali in una “pratica sociale” nel nostro specifico territoriale. Solo così la politica produce nuova conoscenza, materiali capaci di essere oggetto di iniziativa politica, e non si riduce, come a mio pare sta largamente accadendo, a parodia dei talk show televisivi.

Bisogna quindi assumere come obiettivo quello di dare al partito, attraverso una iniziativa politica che si sviluppi con caratteri di continuità, una sua autonoma legittimazione e identità, nell’esercizio della funzione specifica che la costituzione gli assegna, di organizzare il concorso dei cittadini nella determinazione delle scelte di politica nazionale e locale, facendosi portatore dei bisogni e delle idee dei suoi iscritti.

Che è cosa diversa dalla “amministrazione” e dalla “gestione”, che pertengono ai diversi livelli istituzionali. Su questa diversità bisogna concentrare l’attenzione perché invece, quello che sta avvenendo, e non da ora, è un appiattirsi dei partiti sulle istituzioni fino alla dipendenza, e una riduzione della politica ad attività di lobbying a favore di interessi settoriali o di collegio elettorale.

Per restituire autorevolezza e autonomia al partito occorre partire dall’assunto che il partito non è un livello ulteriore, rispetto al Consiglio e alla Giunta, nel quale si discute dell’attività amministrativa dell’Ente Locale, è un’altra cosa. Il partito ha, necessariamente, tempi più lunghi dell’amministrazione, ha meno decisioni da prendere, è un luogo di formazione di quadri e di elaborazione politica. Dovrebbe essere il luogo dell’innovazione, della sperimentazione, oltreché, ovviamente, di critica costruttiva e collaborazione attiva con l’Amministrazione comunale

3. Potrà sembrare banale, ma per andare in questa direzione penso si debbano definire in primo luogo alcune regole organizzative, coerenti con il ragionamento finora proposto. Partiamo da quelle che riguardano i rapporti fra Partito e Amministrazione:

3.1. Occorre preliminarmente fare chiarezza sul fatto che gli eletti nel Consiglio Comunale, così come quelli eletti in Parlamento, sono eletti “senza vincolo di mandato”, come leggiamo in Costituzione. Il che vuol dire che, una volta eletti, sono sciolti da ogni vincolo formale con il Partito che li ha proposti e sostenuti. Così in Costituzione, cosa che fa molto arrabbiare Beppe Grillo. Ciò non solleva il Partito che li ha proposti dal diritto/dovere di sostegno alla loro azione e, al tempo stesso, di controllo della stessa, nel rispetto della loro autonomia; e non solleva loro dall’obbligo morale e politico di confrontarsi col partito e di sostenere con coerenza il programma sul quale sono stati eletti.

Il Partito esercita questa funzione attraverso il presidio dei Consigli comunali e attraverso la partecipazione dei membri dell’Amministrazione comunale che ne fanno parte di diritto, o di quelli invitati, all’Assemblea Comunale del Partito. Il Segretario dell’Unione Comunale, o altri membri della segreteria da lui indicati, partecipano alla riunioni della maggioranza e, su invito del capogruppo, alle riunioni del gruppo consiliare.

3.2. l’Assemblea comunale del Partito si riunisce di norma una volta al mese. Qualora gli argomenti in discussione riguardino le tematiche amministrative locali, l’odg è definito d’intesa tra il Sindaco e il Segretario dell’Unione Comunale che, in relazione agli argomenti in discussione, può invitare a partecipare all’Assemblea, in qualità di esperti, soggetti che non ne facciano parte, nonché ulteriori assessori e consiglieri comunali oltre a quelli che ne fanno parte di diritto.

L’Amministrazione, con modalità e tempi tali da consentire al Partito la possibilità di svolgere gli approfondimenti ed il dibattito necessario per fornire il suo contributo costruttivo e per definire le iniziative di sostegno politico, propone alla discussione dell’Assemblea le questioni di maggiore rilevanza strategica con le quali è chiamata a confrontarsi nell’attuazione del programma di legislatura.

3.3.In ragione dell’attuale situazione organizzativa del PD a Bagno a Ripoli è opportuno che l’Unione Comunale si configuri, oltreché che come luogo di coordinamento dell’attività dei circoli, .come struttura autonomamente operativa Ciò significa che l’Unione Comunale, in accordo con i circoli, definisce e attua un proprio programma di attività.

Il coordinamento tra l’attività dell’Unione Comunale e dei Circoli di Grassina, Bagno a Ripoli, Antella e Ponte a Ema è assicurato dalla presenza dei responsabili di questi circoli nella segreteria dell’Unione Comunale unitamente al Segretario dei Giovani Democratici. Il Segretario dell’Unione Comunale individua ulteriori soggetti cui affidare la responsabilità di singoli ambiti d’intervento (il sito Internet e la comunicazione, l’organizzazione della Festa dell’Unità, il tesseramento etc.) e ne da comunicazione all’Assemblea comunale.

4. Il piano di lavoro

Dare al Partito autonomia, autorevolezza, capacità d’iniziativa politica, è questione strettamente correlata alla sua capacità di elaborazione politica e culturale, di attivare partecipazione.

Per non essere un mero comitato elettorale, che si scioglie finita la festa per ricostituirsi alla successiva scadenza elettorale, per sostenere una struttura organizzativa e una iniziativa politica non occasionale, il Partito ha bisogna di costruire contenuti. Un grande storico di sinistra del Novecento, Tony Judt, ha parlato di una battaglia “discorsiva”, contro i luoghi comuni che ci impediscono di pensare e progettare. ll partito deve essere l’occasione per l’organizzazione di iniziative, eventi, manifestazioni, seminari, discussioni che non potrebbero aver luogo in altra sede e sopratutto in questo ruolo risiede la differenza fondamentale tra il partito stesso e l’amministrazione.

Il Piano di lavoro che propongo è riferito al periodo gennaio-luglio 2016, durante l’annuale festa dell’Unità ne verificheremo l’attuazione e definiremo il piano di lavoro per il semestre successivo.

Esso prevede:

a) La realizzazione di un sistema informativo in rete, che consenta la circolazione delle informazioni e la condivisione di documenti, e che, al tempo stesso, sia strumento di dibattito e di partecipazione degli iscritti e degli elettori, alla formazione delle scelte politiche del Partito. Un unico sito Internet, con il simbolo del PD, i cui contenuti siano controllati a livello di Unione Comunale e che esprima la posizione “ufficiale”del Partito sulle principali questioni della politica locale.

b) Il presidio dei Consigli comunali, la partecipazione alle riunioni della maggioranza consiliare e, su invito del capogruppo, alle riunioni del guppo consiliare

c) la ripresa e la gestione dei rapporti con l’Area Chianti e con la struttura Metropolitana del Partito

d) l’organizzazione, a partire dal mese di gennaio 2016, di riunioni mensili dell’Assemblea Comunale del Partito.

e) l’organizzazione della Festa dell’Unità a Mondeggi

f) Organizzazione di tre incontri di approfondimento a carattere seminariale:

f.1)) “Bagno a Ripoli nell’area metropolitana fiorentina”, di approfondimento sul sistema di relazioni territoriali nelle quali è inserito il territorio del nostro Comune;

f.2)) “La riforma costituzionale”, in previsione del referendum sulle modifiche alla Costituzione.

f.3) La nuova organizzazione del sistema sanitario nella Regione Toscana

Questo programma di lavoro sarà coordinato e integrato con le iniziative che, autonomamente, verranno assunte dai singoli circoli e dai Giovani Democratici.

Dovrà trattarsi di momenti di reale approfondimento e di analisi, aperti al confronto di diverse idee. Dobbiamo rendere esplicito il fatto che oggi, all’interno del PD di Bagno a Ripoli, esistono diversità profonde di giudizio, in relazione all’azione del governo nazionale e più in generale di prospettiva politica. Non dobbiamo mettere la testa sotto la sabbia per non vedere. Dobbiamo creare le occasioni perché queste diverse anime riescano a manifestarsi in modo non preconcetto ed ideologico, a sviluppare comuni percorsi di ricerca. Dobbiamo lavorare a costruire un partito plurale, intelligente, capace di far utilmente convivere maggioranze e minoranze, che si confrontino “con metodo democratico”, guardando all’interesse generale.

Gian Bruno Ravenni