Il segretario motiva le sue dimissioni e saluta tutti gli iscritti e i simpatizzanti

Dopo poco più di un anno e mezzo ho preso la decisione di rassegnare le mie dimissioni da Segretario della nostra Unione Comunale, ritenendo che non vi fossero più le condizioni per l’adempimento del mandato che mi era stato affidato nell’ottobre del 2013.

E’ più che naturale che questa mia decisione venga collegata ai risultati ottenuti dal Partito nelle ultime elezioni regionali e, più nello specifico, a quelli del candidato che era stato prescelto a rappresentare il nostro territorio. In realtà si tratta di una scelta maturata da tempo e che, per ovvi motivi di convenienza, non poteva essere formalizzata nel mezzo di una campagna elettorale. Questa decisione non avrebbe ragione di essere motivata dai risultati ottenuti dal Partito nel passaggio elettorale dello scorso anno, né dalla tenuta che nel nostro Comune ha manifestato il PD nella recente competizione regionale; sia pure nella necessità di aprire un ragionamento che vada oltre le percentuali, per focalizzarsi sul pesante numero di voti persi e sul preoccupante fenomeno dell’astensione che avevo da tempo paventato.

Per comprendere la scelta fatta, gioverà ripartire dalle motivazioni che mi hanno portato ad essere uno dei fondatori del PD, coordinando per diversi anni la vita di un circolo e decidendo più tardi di assumere questo scomodo incarico. Ricorderete la situazione in cui nel 2007 versava il paese, indirizzato verso l’attuale crisi dalle politiche berlusconiane e le difficoltà che affrontava il centrosinistra dopo il fallimento del governo Prodi. Mi sembrò allora doveroso che un segnale venisse da un imprenditore, rappresentante della cosiddetta “società civile”, nel mettersi a disposizione di un progetto politico senza alcun intento di promozione personale. Se da un lato speravo che la scelta potesse essere apprezzata in contrapposizione di quanti vedevano nel Partito l’opportunità di farvi progredire le proprie aspirazioni politiche, dall’altro sentivo forte la necessità di supportare un processo unitario che, alle soglie dell’ultimo congresso, pareva mettere a rischio la compattezza del Partito. Proprio per questa mia vocazione unitaria e l’avversione sempre provata per le appartenenze di corrente, mi fu chiesta allora la disponibilità ad assumere la guida del partito.

Da quell’ottobre del 2013 la realtà è profondamente cambiata, attraverso due passaggi di primarie, le elezioni comunali ed europee, la nascita della Città Metropolitana, e il recente turno elettorale per le regionali. Gli equilibri si sono fortemente modificati e il peso politico del partito si è attenuato a favore di altri soggetti e di una più forte ingerenza correntizia. Il risultato negativo raggiunto dal Chianti, parla con questo linguaggio e, parafrasando Metternich, lo relega a una mera espressione geografica. Ho fortemente creduto nella necessità di una coesione territoriale che garantisse al sud-est fiorentino un diverso peso nella soluzione delle tante problematiche comuni alla nostra area e devo oggi prendere atto di una scarsa visione prospettica sulla quale fanno spesso aggio sterili personalismi locali.

Ritengo che la sensazione, presente a Bagno a Ripoli, che del Partito, nella sua organizzazione e indipendenza, si possa fare a meno alla luce di diversi equilibri, sia pericolosa e foriera d’incertezze future, incertezze che già oggi si delineano nella volatilità del voto e nel chiaro messaggio dell’astensione. Mi auguro che chi prenderà le redini del Partito nel nostro Comune possa portare avanti la linea unitaria sia per quanto riguarda la nostra unione comunale, sia per la visione più ampia necessaria ad avvicinare le sponde della Pesa a quelle dell’Arno. Per parte mia resterò sempre fedele al progetto del Partito Democratico, a disposizione di tutti, ma fuori da ogni impegno ufficiale.

Un sentito ringraziamento va a tutti quanti mi hanno affiancato anni fa all’interno del circolo di Grassina e a chi ha condiviso con me l’esperienza di quest’ultimo periodo; ai Giovani Democratici che sul nostro territorio rappresentano ormai una consolidata realtà, capace di far ripartire gli entusiasmi per l’impegno politico, senza i quali ogni progetto è destinato a fallire. A loro la raccomandazione di evitare contaminazioni, di mantenere sempre indipendenza di giudizio, di vivere la politica come un servizio, lontano dall’ottica di affermazioni personali.

 

Il Segretario Daniele Olschki [testo pubblicato sull’ultimo numero di Macché]